La Transizione 5.0 non è solo una questione di efficienza energetica o di acquisto di macchinari interconnessi. C’è un pilastro silenzioso ma fondamentale che regge l’intera architettura degli incentivi: il Principio DNSH (Do No Significant Harm). Se fino a ieri potevamo considerarlo un tecnicismo per addetti ai lavori, oggi, alle soglie del 2026, rappresenta lo spartiacque tra un progetto finanziato e uno revocato.
Molte imprese si concentrano ossessivamente sul calcolo del risparmio energetico (il famoso 3% o 5%), trascurando che senza la conformità ambientale 5.0, l’intero incentivo decade, indipendentemente dalla bontà tecnologica dell’investimento. In questa guida tecnica analizzeremo come blindare la tua pratica, compilare correttamente le schede di autovalutazione ed evitare le trappole che portano all’esclusione dagli incentivi 5.0.
Che cos’è il principio DNSH e perché è vincolante?
L’acronimo DNSH sta per “Do No Significant Harm”, ovvero “Non arrecare un danno significativo” all’ambiente. È un criterio introdotto dal Regolamento Tassonomia (UE) 2020/852 ed è il prerequisito fondamentale per accedere a qualsiasi fondo del PNRR, incluso il Piano Transizione 5.0.
In termini pratici, significa che il tuo investimento non deve limitarsi a “fare bene” in un ambito (es. ridurre i consumi energetici per la mitigazione dei cambiamenti climatici), ma deve contemporaneamente dimostrare di non danneggiare nessuno degli altri cinque obiettivi ambientali definiti dall’Unione Europea.
Non è sufficiente che il nuovo macchinario consumi meno, se per costruirlo o utilizzarlo si generano rifiuti non riciclabili o si inquinano le falde acquifere, il principio DNSH Transizione 5.0 non è rispettato e il credito d’imposta è inammissibile.
I 6 Obiettivi Ambientali: la bussola della conformità
Per comprendere appieno i requisiti ambientali PNRR, dobbiamo analizzare i sei obiettivi su cui si basa la valutazione DNSH. Ogni investimento deve essere vagliato attraverso questa lente:
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Mitigazione dei cambiamenti climatici: L’investimento non deve generare significative emissioni di gas serra. È qui che rientra il calcolo del risparmio energetico, cuore della 5.0.
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Adattamento ai cambiamenti climatici: L’attività non deve peggiorare gli effetti negativi del clima attuale o futuro (es. deve resistere a ondate di calore o alluvioni).
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Uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine: Non si deve nuocere al buono stato ecologico dei corpi idrici.
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Economia circolare: Non si deve produrre una quantità eccessiva di rifiuti non recuperabili e si deve favorire il riutilizzo dei materiali.
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Prevenzione e riduzione dell’inquinamento: Non si devono aumentare le emissioni di inquinanti nell’aria, nell’acqua o nel suolo.
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Protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi: L’investimento non deve danneggiare habitat naturali o specie protette.
Per la Transizione 5.0, la sfida maggiore si gioca spesso sull’economia circolare e sulla gestione delle sostanze chimiche (punto 5). Un macchinario che richiede lubrificanti tossici o che non è disassemblabile a fine vita potrebbe non superare la verifica.
Schede di autovalutazione DNSH: come compilarle senza errori
Il cuore burocratico della procedura risiede nelle schede di autovalutazione DNSH. Queste check-list non sono semplici formalità, ma documenti probatori che il GSE o i controllori potranno richiedere anche a distanza di anni.
La compilazione avviene solitamente in due fasi:
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Valutazione Ex Ante: Prima dell’ordine, per verificare che il bene sia “DNSH compliant”.
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Verifica Ex Post: A progetto concluso, per confermare che l’uso effettivo del bene rispetti i parametri dichiarati.
Le schede tecniche più comuni
A seconda del settore (manifatturiero, agricolo, edilizio), le schede cambiano. Per la maggior parte delle PMI manifatturiere che accedono alla Transizione 5.0, la scheda di riferimento è spesso quella relativa alla “Produzione di tecnologie a basse emissioni di carbonio” o schede generiche per l’acquisto di beni strumentali.
Nella compilazione, dovrai rispondere a domande specifiche per ogni obiettivo ambientale.
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Esempio: Alla domanda “L’investimento prevede l’uso di sostanze estremamente preoccupanti (SVHC)?”, la risposta deve essere supportata da schede di sicurezza dei materiali forniti dal costruttore.
È qui che molti cadono: rispondere “No” senza avere la documentazione tecnica del fornitore a supporto è uno degli errori comuni da evitare nella richiesta di finanziamenti 5.0 che può costare carissimo in fase di accertamento.
Il ruolo del fornitore e le dichiarazioni di conformità
Un aspetto critico che spesso sottovalutiamo è che l’imprenditore non può certificare il DNSH da solo. La conformità del macchinario o del software dipende da come è stato costruito. Pertanto, è indispensabile richiedere al fornitore una dichiarazione esplicita di conformità al principio DNSH.
Attenzione: una generica marcatura CE non basta. La dichiarazione deve citare esplicitamente il Regolamento (UE) 2020/852 o le schede tecniche del MIMIT. Senza questo documento, il perito che dovrà asseverare il progetto si troverà nell’impossibilità di procedere.
Se stai valutando quali documenti raccogliere, ti consigliamo di leggere il nostro approfondimento su certificazioni e perizie per la Transizione 5.0: i documenti indispensabili per accedere agli incentivi, dove troverai un elenco dettagliato che include anche le dichiarazioni dei fornitori.
Esclusioni tassative: cosa non è mai finanziabile
Esistono categorie di investimenti che, per loro natura, violano il principio DNSH e sono quindi automaticamente escluse dalla Transizione 5.0. Conoscere questa “black list” evita di sprecare tempo in progetti inammissibili.
Sono sempre esclusi gli investimenti destinati a:
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Attività legate ai combustibili fossili (incluso l’uso a valle), salvo rare eccezioni per la transizione dal carbone al gas con drastica riduzione delle emissioni.
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Attività nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS) che proiettano emissioni oltre i parametri di riferimento.
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Discariche di rifiuti, inceneritori e impianti di trattamento meccanico biologico (TMB).
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Attività che generano rifiuti pericolosi a lungo termine.
Questo punto è cruciale per chi opera nella logistica o nei trasporti: l’acquisto di veicoli a motore termico, anche se di ultima generazione, è quasi sempre problematico o escluso proprio per via dei vincoli stringenti sui combustibili fossili.
La documentazione a supporto: costruire il fascicolo di difesa
Immagina un controllo fiscale nel 2028. Cosa dovrai mostrare per dimostrare che, nel 2025/2026, il tuo investimento rispettava il DNSH?
Il “Fascicolo DNSH” deve contenere:
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Schede tecniche del bene con focus sui materiali e consumi.
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Dichiarazione del costruttore sulla conformità RoHS (Direttiva 2011/65/UE) e REACH.
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Manuale d’uso e manutenzione che evidenzi la smontabilità o la riciclabilità del bene (design for disassembly).
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Le schede di autovalutazione firmate dal legale rappresentante e vidimate dal perito.
La mancanza di tracciabilità su questi punti porta all’esclusione incentivi 5.0. Non basta “essere green”, bisogna poterlo provare documentalmente.
Perché il DNSH è un’opportunità competitiva
Vedere il DNSH solo come un onere burocratico è miope. In realtà, esso spinge l’azienda verso tecnologie più evolute e durevoli. Un macchinario DNSH compliant è spesso più efficiente, consuma meno risorse idriche e materie prime, e mantiene un valore residuo più alto nel tempo grazie alla sua riciclabilità.
Inoltre, posizionarsi come azienda che rispetta i requisiti ambientali PNRR diventa un asset reputazionale fortissimo verso banche ed investitori, che sono sempre più obbligati a dirigere i capitali verso attività sostenibili secondo la tassonomia europea.
Conclusioni: non rischiare sul finale
La Transizione 5.0 è una gara a ostacoli e il principio DNSH è l’asticella più alta. Se il calcolo energetico è matematica, il DNSH è un’analisi qualitativa e tecnica che richiede competenza. Non affidarti al “fai da te” o a dichiarazioni verbali. Esigi dai fornitori carte scritte e verifica tutto con i tuoi consulenti prima di versare l’acconto.
Solo così trasformerai l’obbligo di conformità in una garanzia di successo per il tuo investimento.
Per approfondire i dettagli tecnici ufficiali, puoi consultare la Guida Operativa DNSH del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che fornisce le schede standardizzate per ogni settore di intervento.
FAQ – Domande Frequenti
D: Il principio DNSH si applica anche ai software?
Sì, anche gli investimenti in beni immateriali (software) devono rispettare il principio DNSH. Sebbene l’impatto diretto sia minore, bisogna valutare l’efficienza energetica dei data center che ospitano il software (se in cloud) e assicurarsi che il software non sia utilizzato per ottimizzare processi che danneggiano l’ambiente (es. software per l’estrazione intensiva di combustibili fossili).
D: Chi deve firmare le schede di autovalutazione DNSH?
Le schede devono essere firmate dal Legale Rappresentante dell’azienda beneficiaria. Tuttavia, il contenuto deve essere validato dal perito o dall’ente certificatore che rilascia la perizia tecnica asseverata, il quale si assume la responsabilità di confermare che quanto dichiarato corrisponde al vero.
D: Se acquisto un macchinario usato, devo rispettare il DNSH?
Attenzione: gli incentivi Transizione 5.0 sono riservati a beni nuovi. Pertanto, il problema del macchinario usato non si pone in quanto non è ammissibile all’agevolazione. Se invece si parla di revamping di macchine esistenti, i nuovi componenti installati devono essere nuovi e conformi al DNSH.
D: Cosa succede se il fornitore non mi rilascia la dichiarazione DNSH?
Senza una dichiarazione del fornitore o una scheda tecnica dettagliata che permetta di evincere la conformità (es. assenza di sostanze SVHC, riciclabilità, consumi), il perito non potrà asseverare il bene. In questo caso, si sconsiglia di procedere con l’acquisto o di richiedere l’incentivo per quel bene specifico, poiché il rischio di revoca è altissimo.
🛡️ Non rischiare di perdere i tuoi incentivi per un errore formale
La compilazione delle schede DNSH e la documentazione tecnica non ammettono improvvisazioni.
Un solo documento mancante può compromettere l’intero credito d’imposta Transizione 5.0.
Consulmarc Sviluppo S.r.l. blinda il tuo progetto: verifichiamo la conformità e prepariamo il fascicolo di difesa per garantirti l’accesso sicuro ai fondi.
Dal 1979 guidiamo le imprese italiane verso l’innovazione sicura.