La Spagna esce dal nucleare, intanto la più rinnovabile è la Svezia

La Spagna abbandona il nucleare: Focus sulle energie rinnovabili, mentre la Svezia si conferma leader in Europa.

La Spagna esce dal nucleare. Una scelta che punta allo sviluppo delle rinnovabili nel paese. L’annuncio del primo ministro spagnolo fa riflettere sulla composizione del mix energetico del paese. Le scelte industriali e le debolezze di un sistema come quello europeo votato alla green technology ma che si appoggia al carbone e al gas e materie prime che non sono disponibili sul proprio territorio.

Se la Spagna riuscirà nell’impresa darà certamente un segnale importante a tutti i paesi europei.

L’importante, guardando ai numeri e all’impatto delle emissioni è che meno nucleare non voglia dire più carbone, cosa che in altri paesi come la Germania non sta ancora riuscendo. Ad aiutare forse il fatto che il mix industriale della Spagna non è comparabile al fabbisogno energetico delle industrie tedesche ma è comunque importante.

Il mix energetico spagnolo

L’uscita dal nucleare non è un tema nuovo per l’attuale Governo anzi. E’ stato un cavallo di battaglia dai tempi della campagna elettorale che ha riconfermato Sanchez alla guida del paese. A suo tempo il Partito Popolare che era in testa ai sondaggi per poi perdere le elezioni, chiedeva l’estensione dell’uso delle centrali, mentre il Governo uscente di centro sinistra voleva la chiusura dal 2027.

Una scelta annunciata quindi ma che divide l’opinione pubblica perché segna un altro passo in avanti verso un mix energetico green ma fondato in gran parte da fonti non programmabili.

La Spagna è un paese leader nella produzione di energia eolica ed ha anche una filiera industriale a supportarla con “compagnie di bandiera”.

Secondo la previsione della società di consulenza energetica Rystad Energy di metà 2023 il Paese potrà presto raggiungere il 50% di produzione di energia da fonti rinnovabili. Al momento l’eolico onshore rappresenta oltre il 20% della produzione di energia elettrica spagnola. Stanno aumentando gli investimenti nel solare fotovoltaico, mentre l’idroelettrico, che prima rappresentava la più grande fonte di energia rinnovabile oggi è ferma a quota 10% della sua produzione totale.

Il piano di decommissioning del nucleare

Il Governo prevede di trovare entro i prossimi cinquant’anni un sito dove le scorie nucleari potranno essere depositate in via permanente. Al momento si continueranno a usare i sette depositi provvisori.

Il piano di decommissioning spagnolo prevede che le centrali ancora attive dovranno essere chiuse. le prime saranno a novembre del 2027 quelle di Almaraz, in Estremadura. Saranno poi chiusi i reattori di Cofrentes (vicino a Valencia), Trillo (Guadalajara), Ascó e Vandellós (entrambe vicine a Tarragona). Il tutto entro  maggio del 2035. Le azioni di decommissioning costeranno circa 20,2 miliardi di euro. A pagare il conto interverranno le tasse delle società elettriche previste per il trattamento dei rifiuti pericolosi.

Le energie rinnovabili in UE

In Unione Europea le fonti rinnovabili hanno contribuito al 23,0% del consumo finale lordo di energia con un aumento di 1,1 punti percentuali rispetto al 2021.

Il paese che stando agli ultimi dati ha un maggior apporto di consumi da rinnovabili in UE è la Svezia. Qui sono stati impiegati circa due terzi (66,0%) del consumo finale lordo di energia nel 2022 con fonti rinnovabili.

Ma quali sono le fonti rinnovabili in uso in Svezia? Qui si utilizzano biocarburanti idroelettrici, eolici, solidi e liquidi, e pompe di calore.

La Spagna esce dal nucleare, intanto la più rinnovabile è la Svezia

 

Secondo posto per la Finlandia (47,9%), che usa anche i biocarburanti idroelettrici, eolici e solidi, segue la Lettonia (43,3%), che dipende principalmente dall’idroelettrico. In classifica troviamo poi la Danimarca (41,6%), seguita dall’Estonia (38,5%), ha ottenuto la maggior parte delle energie rinnovabili da energia eolica e biocarburanti solidi. Il Portogallo (34,7%) ha fatto affidamento sui biocarburanti solidi, sulle pompe eoliche, idroelettriche e di calore, mentre l’Austria (33,8%) ha utilizzato principalmente biocarburanti solidi e idro.

Il modello spagnolo

Insomma viene da pensare che solo le rinnovabili non programmabili non siano ancora sufficienti anche se importanti nel mix energetico. A cosa sta pensando la Spagna?

Intanto sappiamo che saranno previste ulteriori misure a favore dell’autoconsumo. Mentre il sistema di aste Fer non sarà più incentrato sul prezzo. A incidere criteri come: valore aggiunto della produzione europea, alla resilienza del sistema e alla sostenibilità ambientale. Sarà valutata anche l’innovazione e l’impatto socioeconomico delle iniziative.

Intanto in Giappone…

Fonte: Canale Energia 

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